Con l'arrivo il 28 dicembre 1963 del primo Fiat G.91, la pattuglia acrobatica italiana tornava, dopo il lungo
intervallo della guerra e del dopoguerra, ad essere equipaggiata con un velivolo di produzione nazionale.
Si trattava dei G.91 pre-serie, con musetto a punto e privo del comparto fotografico dei velivoli operativi,
caratterizzato pero' da una struttura rinforzata per l'impiego acrobatico, oltre che da un moderno impianto
fumogeno.
Piu' tardi, nel 1977, la versione di pattuglia del velivolo sarebbe stata denominata G.91 PAN.
La formazione era inizialmente composta da: Cap. Cumin (capopattuglia), Serg. Linguini, Maresc. Anticoli,
Cap. Goldoni, Maresc. Giardini, Ten. Barbini, Serg. Meacci, Mar. Liverani, Mar. Turra, Ten. Ferrazzutti e
Cap. Schievano. Tuttavia, iniziava per la PAN la lunga epopea del G.91 e sarebbe impossibile qui riportare
l'intero avvicendamento dei piloti che si sono succeduti nei 18 anni d'impiego del caccia Fiat.
 
         
I componenti delle Frecce Tricolori nel 1969
 
Attimo fuggente di un incrocio a volo radente
 
 
Nei primi tre anni di vita, le "Frecce Tricolori" consolidarono le esibizioni standard sviluppate a suo tempo
con i Sabre, garantendo un programma basso e uno alto, in funzione delle condizioni meteo.
La formazione si componeva di 9 velivoli piu' il "solo", che dopo i primi passaggi della pattuglia completa, si
staccava per iniziare la sua esibizione entrando in cabrata nella "bomba" dei velivoli che si apriva verso il
basso. Al comando di un esperto pilota e capopattuglia del calibro del Cap. Cumin, un vero "manico", la
la Pattuglia delle "Frecce Tricolori" riporto' in quel periodo straordinari successi nelle piu' importanti
manifestazioni internazionali.
Il G.91 della PAN, alleggerito dalle armi e degli equipaggiamenti militari, era discretamente potente e
particolarmente adatto all'acrobazia, sia in formazione che nelle mani degli estrosi e scatenati solisti che si
sono succeduti nella formazione: citiamo il Cap. Ferrazzutti, il Cap. Boscolo, il Cap. Purpura e il Cap. Molinaro,
ciascuno dei quali ha dato una sua particolare impronta di stile.
 
     
Una suggestiva prova fumogeni a terra
 
 
Si trattava di un velivolo molto agile e nervoso e ricordiamo come i piloti che giungevano alla pattuglia dai
reparti di F-104 rimanessero quasi scioccati nel passare a pilotare un velivolo cosi "ballerino", secondo il
gergo dei piloti.
Il G.91 possedeva una notevole velocita' a bassa quota ma nello stesso tempo "stringeva" di piu' del Sabre
e in tal modo la formazione chiudeva i suoi loop e le figure in uno spazio di cielo piu' contenuto, a tutto
vantaggio della spettacolarita'.
     
 
 
 
  Riportiamo la composizione delle "Frecce Tricolori" in occasione del Salone Internazionale del Bourget di
Parigi nel 1969: Cap. Franzoi (capoformazione), Ten. Pettarin (gregario dx), Serg. Santilli (gregario dx),
Mar. Montanari (gregario dx), Serg. Magg. Purpura (gregario sx), Cap. Barberis (gregario sx), Cap. Zardo
(gregario sx), Mar. Bonollo (primo fanalino), Cap. Ferrazzutti (solista) e Cap. Jansa (secondo fanalino).
Le "Frecce Tricolori" abbinate al G.91, hanno rappresentato l'Italia in modo eccellente per ben diciotto
anni.
 
 
 
Passaggio a volo radente
 
   
Un Bellissimo primo piano del Cap. Molinaro ripreso a Villafranca (VR) nel 1980
 
   
 
Volo rovescio del Cap. Molinaro (solista)
 
La pattugli all'inizio dell'apertura per l'atterraggio